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Nonno: «Entro fine anno ci saranno 750mila abbonati»

Webtv e Iptv: il futuro che stenta a partire

Necessario un incremento della banda larga e nuovi modelli di business

Sicuramente Webtv e Iptv sono già una realtà ma perchè facciano il salto di qualità, diventando delle piattaforme largamente diffuse, sono necessari degli interventi. Non solo dal punto di vista meramente tecnico come lo sviluppo delle reti e della banda larga, ma anche normativo ed economico. Anche l'elaborazione di nuovi modelli di business, infatti, è un punto importante perchè la diffusione di contenuti televisivi attraverso internet diventi una reale alternativa alla tv generalista terrestre o satellitare. Secondo Francesco Nonno, segretario generale dell'Associazione Italiana operatori Iptv, per raggiungere uno sviluppo maggiore bisogna intraprendere delle misure ad hoc: «Crediamo sia necessaria una cooperazione con tutti gli attori del mercato per cercare modelli di sviluppo coerenti per l'Iptv».

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La Webtv e la Iptv sono probabilmente il futuro, o meglio l'evoluzione, della tv generalista terrestre, ma nonostante questo ancora molta strada deve essere fatta. Molti studiosi e ricercatori, sia nel campo delle telecomunicazioni che dell'Ict, sembrano però d'accordo sul fatto che la tv generalista continuerà comunque ad esistere, almeno nel prossimo futuro. Per il momento, infatti, non esiste una valida alternativa che garantisca i bassi costi e la copertura capillare del sistema terrestre, rendendo così la tv su internet un complemento ma non un sostituto.


Enrico Manca, presidente della Fondazione Ugo Bordoni, crede che «la vera sfida della tv su internet sia anche il modo in cui potrà finanziarsi, cioè come potrà assicurarsi uno sviluppo considerato che la sua dinamica economica è assai più complessa di quella generalista in chiaro». E' necessario infatti che gli operatori della Webtv e della Iptv elaborino nuovi modelli di business e non si affidino solo ai vecchi modelli adottati del sistema analogico che, pur avendo dimostrato la loro efficacia, mal si conciliano con le numerose differenze presenti nei nuovi sistemi di diffusione di contenuti digitali.


Accanto ai problemi “economici”, vi sono comunque anche i problemi tecnici. Fino ad oggi si è assistito ad una proliferazione di architetture, piattaforme, protocolli, codifiche e perfino di compressione di contenuti. Bisogna invece passare a un modello “open”, cercando quindi una convergenza dei vari sistemi fino a giungere a poche tecnologie condivise dai vari competitor. Questo punto chiave per la diffusione della Webtv e della Iptv gioverebbe non solo ai consumatori finali, ma anche a tutte le aziende che si occupano della produzione e della diffusione dei contenuti multimediali.


L'altro grande ostacolo all'avvento dei nuovi sistemi digitali è lo sviluppo delle reti e della capacità internet. Ad oggi, specialmente in Italia che presenta un'elevata arretratezza, Webtv e Iptv non possono divenire delle piattaforme largamente condivise anche a causa della mancanza di una vera e propria banda larga. Senza connessioni ad altissima velocità, che rappresentano il vero collo di bottiglia, non si potrà mai avere una televisione digitale su internet ad alta definizione.


Eppure Francesco Nonno, segretario generale dell'Associazione Italiana operatori Iptv (che raggruppa Fastweb, Telecom e Wind) è ottimista e prevede che entro la fine dell'anno «Ci saranno 750mila abbonati». Secondo Nonno la penetrazione dell'Iptv è «abbastanza allineata col resto d'Europa, a parte la Francia dov'è dieci volte superiore». Ma, spiega il segretario, per raggiungere uno sviluppo maggiore bisogna intraprendere delle misure ad hoc: «Crediamo sia necessaria una cooperazione con tutti gli attori del mercato per cercare modelli di sviluppo coerenti per l'Iptv».

(antonino marsala)2009-10-20 18:36:23
Fonte foto: (ami)

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