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Al referendum vince a sorpresa il sì con il 57%

La Svizzera bandisce la costruzione dei minareti. In Italia esulta la Lega

E il Carroccio chiede di inserire la croce nel Tricolore. La Russa: «Non vedo il nesso»

Quasi tutti i cantoni (22 su 26) della Confederazione elvetica hanno deciso di dire sì alla proposta avanzata dal partito della destra populista dell’Udc e della destra cristiana dell’Udf di vietare la costruzione di minareti, uno dei simboli religiosi musulmani. Il governo svizzero, che si era schierato contro l'iniziativa, commenta: «L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani». In Italia la Lega Nord applaude alla decisione della Svizzera e attraverso Roberto Castelli fa sapere che è arrivato il momento per il Carroccio di chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana. Ma La Russa frena: «Non vedo il nesso». Il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian: «Attenti a strumentalizzare le religioni. È una cosa che ha sempre portato frutti cattivi, velenosi».

 

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Con un risultato a sorpresa, la Svizzera ha deciso di dire no ai minareti. La messa al bando dei simboli religiosi musulmani è passata con il 57% dei voti. Solo quattro dei 26 cantoni della Confederazione elvetica hanno respinto la proposta avanzata dal partito della destra populista dell’Udc e della destra cristiana dell’Udf. Il divieto di costruzione dei minareti verrà inserito nell'articolo 72 della Costituzione come una misura «atta a mantenere la pace fra i membri delle diverse comunità religiose». Si tratta di un vero e proprio risultato a sorpresa: gli analisti infatti davano il «no» al 53% e sia il governo che l’opposizione - come le principali comunità religiose - si erano espressi contro l’approvazione del referendum.


«L'odierna decisione popolare riguarda soltanto l'edificazione di nuovi minareti e non significa un rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura. Il governo se ne fa garante», ha affermato il ministro svizzero di Giustizia e polizia, Eveline Widmer-Schlump. Il governo svizzero «rispetta» la decisione della maggioranza, tuttavia, «l'esito della votazione non ha effetto sui quattro minareti già esistenti e l'edificazione di moschee continua a essere possibile. Anche in futuro in Svizzera i musulmani potranno quindi coltivare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità», precisa il governo. Intanto i Verdi svizzeri hanno annunciato la possibilità di inoltrare ricorso contro l'iniziativa alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Anche la Conferenza dei vescovi svizzeri si è detta delusa dalla vittoria dei sì: «è un ostacolo sulla via dell'integrazione e del dialogo interreligioso nel mutuo rispetto».


In Italia i leghisti hanno applaudito per il risultato del referendum elvetico. Secondo Roberto Castelli «Occorre un segnale forte per battere l'ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega». Ma l'esponente del Carroccio non si limita e afferma che per la Lega Nord potrebbe essere il momento di chiedere l'inserimento della croce nella bandiera italiana nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale. Ma il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non vede il nesso tra il voto sul divieto di costruire minareti in Svizzera sia e la provocazione del viceministro Castelli. «Non e' nemmeno una provocazione, è solo una battuta che puo' fare chi non capisce che le bandiere non sono bandierine che se ne possa sventolare una diversa ogni giorno». Quanto al crocefisso, secondo La Russa «basta saperlo tenere dentro la nostra cultura e la nostra tradizione cristiana».


Il direttore dell'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, in un'intervista al Corriere della Sera avverte però di fare attenzione a strumentalizzare le religioni: «È una cosa che ha sempre portato frutti cattivi, velenosi». Vian condivide la preoccupazione espressa ieri dal segretario generale delle Conferenza episcopale svizzera: «Non siamo riusciti a fare abbastanza per spiegare che era un referendum da respingere. Un'autocritica che dobbiamo fare tutti, religiosi e non» perchè, aggiunge, «iniziative del genere, di carattere politico estremistico, giocate sulla paura, ci sono già state». Nella vicenda, osserva, c'è «in ballo anche la libertà dei cristiani nei Paesi islamici» ma sul problema della reciprocità non bisogna reagire con durezza. «Ciò non significa - spiega - ignorare i problemi» ma «la cosa fondamentale nei rapporti con l'islam e tra islam e critianesimo, è il rifiuto dell'uso violento della religione».

(ami)2009-11-30 12:44:49
Fonte foto: Gaspa

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