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Sabato la manifestazione: «Di Pietro non attaccherà Napolitano»

Regionali, la proposta di Bersani: «Basta ricorsi, parliamo dei problemi veri»

Il segretario contro Berlusconi: «Sulle liste ricostruzioni fantasiose». Affondo contro «il governo del fare confusione»

Il segretario del Pd bolla la ricostruzione della vicenda liste Pdl a Roma fornita da Berlusconi: «Ci sono i verbali, lasciamo lavorare chi di dovere». Chiude al compromesso con il centrodestra: «Non vogliamo essere conniventi con misure che si occupano solo del loro problema». Esclusa l'ipotesi del rinvio, l'ex ministro propone uno stop bilaterale ai ricorsi: «Creare un clima in cui parlare di cose che riguardano i cittadini». Settimana di mobilitazione, sabato la manifestazione. Ci sarà anche Di Pietro, il leader democratico sicuro: «Non attaccherà Napolitano, ha sottoscritto una piattaforma comune»

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Il Pd non ha intenzione di fare passi indietro o tendere la mano aprendo a ipotetici rinvii. Il Bersani lo ha fatto chiaro più volte ultimamente, il partito vuole andare al voto. Il segretario democratico pensa di avere la partita in mano, almeno stando alla tensione e l’insofferenza mostrate da Berlusconi e Pdl. La prova sta nell'aggressività portata in conferenza stampa dal premier e dal ministro La Russa – scagliatosi contro un “disturbatore” –; o nelle divergenze silenziose del Cavaliere con il presidente della Camera e numero due del partito Gianfranco Fini, il quale ha assicurato che in caso di manifestazione in piazza non ci sarà, e non solo per rispetto della sua carica istituzionale. Così il leader pd ostenta toni controllati, quasi un distacco verso le «ricostruzioni fantasiose» del caos liste a Roma fornite da Berlusconi e i nuovi attacchi rivolti alla sinistra e ai giudici che hanno deciso per l’esclusione.


«Pronti a fermare i ricorsi»
Bersani preferisce non entrare nel merito delle affermazioni del premier, ma non perde l’occasione per sottolineare «arroganza e inconcludenza del Pdl». Di fronte al pantano, fa capire, lo spazio per un confronto sulla questione si sarebbe potuto trovare, se il centrodestra avesse «riconosciuto l’errore ed esercitato tutti i gradi di giurisdizione». Ormai è tardi e il Pd non vuole essere «connivente con misure che si occupano solo del loro problema». L'ex ministro prova a condurre il gioco e mette sul tavolo una proposta: nessun rinvio, ma il centrodestra «rinunci ai ricorsi nel Lazio e noi siamo pronti a fermare quelli in Lombardia». A destra parlano di un compromesso dettato dal timore per le sentenze dei giudici sul Lazio, lui di una tregua necessaria per «determinare un clima in cui finalmente parlare di cose che riguardano i cittadini». Un soluzione più “diplomatica”, rispetto ai propositi ostruzionistici prefigurati dai capigruppo Franceschini e Finocchiaro nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani.


La manifestazione e i timori per Di Pietro
Sulla stessa strada si colloca la settimana di mobilitazione indetta dal partito, che condurrà alla manifestazione di sabato prossimo a Roma. «Democrazia, lavoro e legalità» le parole chiave di una mobilitazione «positiva», che «non sarà di protesta, ma di proposta»: presupposti per tentare la spallata al consenso del governo, attraverso «un messaggio che va oltre» il contesto elettorale. Una manifestazione, insiste Bersani, che parlerà «a tutti gli italiani» e «potrà essere apprezzata anche da elettori di altri partiti». Non preoccupa la contro-iniziativa lanciata dal presidente del Consiglio per il 20 marzo: «Noi abbiamo una piattaforma positiva, cose da dire. Un governo che scende in piazza con i toni e gli attacchi di Berlusconi a istituzioni dello stato è una cosa curiosissima». Così i timori maggiori arrivano da Di Pietro e l’Idv, che si uniranno al Pd e gli altri partiti che hanno aderito all’appuntamento. Le dure critiche dell’ex pm al Presidente Napolitano dopo la firma del decreto “salva liste” hanno creato non poco imbarazzo al Nazareno, offrendo alla maggioranza la possibilità di ribaltare l’inerzia dello scontro. In caso di nuovi attacchi dal palco al Capo dello stato il Pd rischierebbe di rimetterci in credibilità, ma per ora Bersani si limita a liquidare la cosa e controllare a distanza: «Ognuno porta la responsabilità di quello che dice, ma quando si fa una cosa insieme la si fa sulla base di una piattaforma, e in questa piattaforma non c'è menzione di queste critiche al Quirinale. Le responsabilità sono tutte del governo».

(valerio perogio)2010-03-11 11:04:35
Fonte foto: ami

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