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a roma il corteo indetto dai Cobas

Scuola, in 50mila alla manifestazione contro i tagli

In programma nuove mobilitazioni e forme di lotta come il blocco degli scrutini

In 50.000 alla manifestazione contro i tagli alla scuola pubblica indetta dal sindacalismo di base. In corteo insegnati, precari, genitori e tantissimi studenti delle superiori. Molti gli striscioni e gli slogan contro il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Al centro della protesta anche la contestatissima riforma delle superiori che prevede un consistente taglio di cattedre. Ora gli insegnanti hanno in programma nuove forme di lotta come l'occupazione delle scuole, picchetti e l'invito alle famiglie a non pagare le tasse. L'estrema protesta si potrebbe concretizzare nello sciopero degli scrutini.

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Insegnanti di ruolo, precari, genitori e moltissimi studenti hanno partecipato oggi, a Roma, alla manifestazione indetta dal sindacalismo di base contro la riforma Gelmini e i tagli alla scuola pubblica. Il lungo serpentone, 50.000 i manifestanti secondo gli organizzatori, si è mosso nella tarda mattinata da Piazza della Repubblica per raggiungere il ministero dell'Istruzione in viale Trastevere. Molti gli striscioni contro il Ministro, alcuni connotati dall'ironia come «Legittimo incazzamento», gettonatissimo il manifesto formato santino con Mariastella Gelmini circondata da un'auereola e la scritta «Beata ignoranza». Dal camion che apriva il corteo sono state sparate le note di Rino Gaetano che hanno fatto da controcanto agli slogan.


«Quella di oggi – spiega il portavoce dei Cobas Piero Bernocchi - è una grande giornata di risveglio, da parte della categoria ma anche di molti cittadini di fronte ad una scuola che si vuole sempre più immiserire. Oggi combattiamo l'immiserimento del sistema scolastico e l'idea che l'istruzione sia una spesa improduttiva e che vada ridotta in maniera brutale mentre negli altri paesi europei l'istruzione è considerata giustamente un bene primario su cui si investe. Oggi, invece, in Italia scopriamo che i figli degli immigrati vanno buttati fuori perchè il padre è clandestino».


I commenti sulla sentenza della Cassazione di ieri sono stati molti, è divenuto un tema di discussione anche nell'assemblea finale che si è tenuta davanti al Ministero. In realtà già da tempo ha suscitato polemica la circolare che impone agli istituti scolastici un tetto del 30% di studenti, figli di immigrati, nelle classi.


Al centro della protesta la contestatissima riforma delle superiori che, dice ancora Bernocchi, «non ha un progetto didattico dietro ma solo un taglio di ore: sono stati tagliati 140mila posti in 3 anni. Protestiamo perchè i precari, spremuti finora come limoni, vengono buttati fuori».


Ora gli insegnanti hanno in programma nuove forme di lotta come l'occupazione delle scuole, picchetti, e l'invito alle famiglie a non pagare le tasse. L'estrema protesta si potrebbe concretizzare nello sciopero degli scrutini. «Diffidiamo i presidi – aggiunge Bernocchi - a fare gli scrutini durante le lezioni. La fine dell'anno sarà molto movimentata».

(alessandro fioroni)2010-03-12 20:10:18
Fonte foto: (ami)

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