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Il presidente della Federazione internazionale degli attori lancia l'allarme

Peer-to-Peer: a rischio 1,2 milioni posti di lavoro

Dati Ue 2008: intaccato il 6,9% del pil continentale

Uno studio diffuso dalla Tera Consultats, una società di consulenza parigina, ha analizzato il fenomeno della pirateria in Europa focalizzandosi sull'industria musicale, televisiva e informatica. Secondo il rapporto, nei prossimi cinque anni sono a rischio 1,2 milioni di posti di lavoro nella sola Unione Europea, a meno che non si argini il fenomeno della pirateria online con dei provvedimenti. Nel 2008 sono stati persi 10 miliardi di euro e 186.000 posti di lavoro a causa della pirateria. «I consumatori devono capire che non ci sarà niente da consumare se le attività non saranno redditizie», ha detto Agnete Haaland, presidente della Federazione internazionale degli attori.

Scaricare una canzone o un film dal web, ormai, è un gioco da ragazzi. I nuovi siti di condivisione dei file (come "RapidShare" o "Megaupload", solo per citarne qualcuno) hanno ridotto notevolmente i tempi. La diffusione degli smartphone, poi, foraggia un mercato nero che cresce a ritmo esponenziale. Quest’anno, secondo le stime, la pirateria in Europa costerà 24 miliardi. L'intero settore, pirateria a parte, è vittima anche di strategie obsolete, soprattutto da parte di quelle case discografiche che da anni inseguono la rivoluzione del digitale, senza riuscire ad intravederla. I consumatori dal canto loro, accusano questo ritardo e denunciano il fatto che le major invocano azioni legislative per mascherare le inadempienze. Il problema è che nessuno conosce la soluzione, la ricetta che protegga autori e produttori senza violare le libertà dei navigatori. «Gli artisti devono ottenere benefici tangibili anche dallo sfruttamento secondario del loro lavoro», ha spiegato la Haaland.


Il presidente Euro-Mei
«Siamo preoccupati per gli effetti della perdita di introiti che si amplia inesorabilmente - dichiara William Maunier, presidente di Euro-Mei, organismo che rappresenta i lavoratori dei media e dello spettacolo -. Si profila un calo degli investimenti, una riduzione delle opportunità e anche del numero degli impiegati». Secondo Maunier «si dovrebbero far pagare i provider e utilizzare i fondi per sostener gli autori: è attraverso le loro reti che si accede ai prodotti ed è col traffico che guadagnano. È giusto che una parte degli incassi torni agli autori».


Il parlamento europeo interviene
Marielle Gallo, membro del parlamento europeo, sottolinea il possibile danno sull'intera industria dell'intrattenimento e chiede regole più severe che regolino e tutelino i diritti di proprietà intellettuale. In aula ci sarà battaglia. La sinistra e i verdi vogliono differenziare i ragazzi che scaricano a casa dalla pirateria organizzata. «Il rischio è di colpire l’anello debole e non toccare i criminali veri», spiega la Gallo.


I dati italiani
Anche nel bel Paese la situzione è critica: nel 2008 risultano persi 790 milioni e si registrano 22.400 posti in meno a causa della pirateria. Tutti i segni sono calo: il mercato al dettaglio (-17% ), cinema (-11%), i dvd a noleggio (-12%). È salito il mercato digitale (+900%), tuttavia gli introiti restano bassi. La prospettiva al 2015 è terribile: si calcola che il traffico europeo di condivisione file crescerà di quasi quattro volte rispetto all’attuale. Di riflesso, le perdite cumulative senza interventi legislativi arriveranno a 30 miliardi, 165 miliardi se si considera il periodo 2000-2015.

(emiliano sinopoli)2010-03-22 12:28:48
Fonte foto: emulemorph

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