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possibile la donazione smaritana

Trapianti, la crisi fa cambiare le norme sulla donazione

Nei mesi scorsi si sono verificati numerosi casi di persone disposte a vendere un proprio organo perchè in difficoltà economiche

Presentata a Roma oggi la Giornata nazionale per i trapianti di organi, tessuti e cellule, in programma il 30 maggio prossimo, è arrivato anche l'annuncio da parte del ministro della Sanità Ferruccio Fazio che il Consiglio Superiore di Sanità ha autorizzato la cosiddetta “donazione samaritana”, d'ora in poi sarà possibile dunque donare un rene ad uno sconosciuto. Saranno comunque necessari, prima di procedere all'operazione, accurati controlli del protocollo per impedire il traffico d'organi e per mantenere la privacy del donatore e del ricevente. Nei mesi scorsi si sono verificati numerosi casi di persone disposte a vendere un proprio organo perchè in difficoltà economiche.

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La decisione del Consiglio in realtà è stata presa già il 4 maggio scorso insieme ad alcune raccomandazioni: «svolgere un'attenta valutazione psichiatrica e psicologica del donatore e del suo nucleo familiare» e «per i primi 10 casi la donazione samaritana deve rientrare in un programma nazionale la cui gestione è affidata al Centro nazionale trapianti (Cnt)», che riferirà annualmente al Css.


Le cautele che hanno ispirato le nuove norme sono state dettate da alcuni episodi verificatisi nei mesi scorsi quando alcune persone si sono candidate ad essere donatrici, ma la generosità nascondeva la necessità di vendere gli organi dopo essere rimaste senza lavoro e senza reddito. Viene così estesa la precedente normativa che era caratterizzata dalle donazioni “ cross over”, cioè la donazione incrociata tra coppie donatore-ricevente, ma biologicamente e immunologicamente incompatibili.


In Italia il numero dei donatori di organi nei primi mesi del 2010, e in particolare a marzo e aprile, ha registrato però una flessione del 3,4% rispetto al 2009. Tuttavia vi è da segnalare il dato positivo del calo dello opposizioni ai trapianti. I dati sono stati divulgati da Alessandro Nanni Costa, direttore del centro nazionale trapianti. «C'è stata una leggera flessione – ha detto Costa - nei donatori utilizzati per i trapianti tuttavia va detto che si tratta di numeri riferiti fino al 30 aprile 2010, che si pongono quindi in maniera intermedia tra quelli registrati nel 2008 e nel 2009. Possiamo dire che il bilancio è dunque di luci e ombre, ma comunque il nostro paese si pone, per numero di donazioni, dietro alla Spagna e più o meno a livello della Francia».


Le prime reazioni alla decisione del ministero della Sanità sono arrivate dall'esponente del Pd e medico Ignazio Marino il quale ha sottolineato che «l' informazione per un familiare sulla possibilità di donare un rene dovrebbe avvenire come procedura ordinaria in tutti i centri trapianti». «Dobbiamo renderci conto – ha continuato il senatore del centrosinistra - che in Italia su circa 1.700 trapianti di rene eseguiti nel 2009 sono solo alcune decine quelli da donatori viventi. In altri Paesi, a partire dagli Stati Uniti, il numero di trapianti di rene da donatore vivente ha invece superato da diversi anni il numero di trapianti da donatore cadavere»


«Nella mia lunga esperienza americana - ricorda Marino - mi sono sempre rifiutato di eseguire trapianti da donatori samaritani, che comunque venivano effettuati, pur di rado, negli istituti che ho diretto. Ho invece sempre sostenuto, eseguito ed incentivato i trapianti da donatori viventi legati da vincoli di affetto. Non sono convinto che sia giusto sottoporre una persona non legata da vincoli affettivi al rischio di un intervento chirurgico. Non arriverei a proibirli ma non mi convincono, nè come percorso etico, nè come soluzione alla drammatica lunghezza delle lista d'attesa, soprattutto nel caso del trapianto di rene».

(ami)2010-05-25 14:59:05

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